
Molte persone diventano familiari curanti quasi senza accorgersene. All’inizio si tratta magari di accompagnare un genitore a una visita, aiutare un coniuge nella gestione della terapia, essere più presenti accanto a una persona cara che sta vivendo una malattia, una fragilità o una perdita di autonomia. Poi, poco alla volta, quel gesto di vicinanza diventa un impegno costante: organizzare, sorvegliare, ascoltare, coordinare, rassicurare, intervenire nelle urgenze, rinunciare a tempi propri.
Prendersi cura di una persona cara può essere un’esperienza profonda e significativa, ma anche molto faticosa. Purtroppo, in assenza di un supporto adeguato, questo ruolo può portare a un importante sovraccarico fisico, psicologico, emotivo e sociale: quello che viene spesso definito caregiver burden. Quando la fatica supera una certa soglia, anche il progetto di garantire il mantenimento a domicilio si complica. Gli ostacoli sembrano insormontabili; per questo il primo messaggio importante è semplice: chiedere aiuto non significa venir meno al proprio ruolo; ma al contrario, prendersi cura di sé e dell’altro in modo più strutturato e sopportabile.
In Ticino è presente una rete articolata di sostegno; sapere di non essere soli e che questi aiuti esistono permette un primo respiro di conforto.
Spesso il momento più difficile è capire da dove iniziare. Un buon primo passo è fermarsi a dare un nome ai propri bisogni. Serve un po’ di sollievo nella quotidianità? Serve aiuto per gestire le emergenze? Serve un orientamento sui servizi disponibili? Oppure c’è bisogno di uno spazio per parlare della fatica, del senso di colpa, della stanchezza o della solitudine? A volte per sentirsi accolti, basta iniziare da una telefonata, da una consulenza, da un incontro informativo.
Anche chi lavora può avere diritto a misure specifiche di sostegno, tra queste il congedo di assistenza ai familiari che prevede il diritto all’esonero dal lavoro, per assenze di breve durata, legate all’assistenza di un proprio congiunto: fino a 3 giorni per evento e fino a 10 giorni all’anno, con versamento del salario da parte del datore di lavoro. Per i genitori che devono assistere un figlio con gravi problemi di salute sono inoltre previste indennità di assistenza.
Esistono poi alcune possibilità di sostegno economico o indiretto in situazioni specifiche, ad esempio attraverso il contributo AGI (Assegno Grande Invalido), gli accrediti per compiti assistenziali o aiuti legati all’adattamento dell’abitazione. Conoscere queste misure può alleggerire in modo concreto il carico della famiglia.
Accanto ai servizi e alle misure formali, conta molto anche il sentirsi riconosciuti. SCuDo propone percorsi specifici per i familiari curanti, offrendo spazi di riflessione, scambio, solidarietà e benessere. Tra gli obiettivi di questi incontri “in-formativi” ci sono la condivisione dell’esperienza, l’emersione dei bisogni, l’individuazione di strategie di aiuto e il conoscere meglio la rete di supporto.
Quando ci si prende cura di qualcuno, è facile convincersi che si debba “tenere duro” da soli. Ma la permanenza a domicilio per durare nel tempo, ha bisogno di rete. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è una scelta di responsabilità, verso la persona assistita e verso sé stessi.



